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Inaugura il 7 giugno, per un mese di apertura, alla Triennale di Milano una mostra delle attività della Lythos. La mostra, su invito di Silvana Annichiarico, responsabile della Biblioteca del Progetto, centro archivi e documentazione della Triennale, documenta parte delle variegate attività di questo piccolo studio editoriale che ormai ha diciassette anni di vita, essendo nato a Como nel 1989 dall’incontro di tre amici: Piermario Larghi, Silvano Bricola e Alfredo Taroni.

Due dei tre amici sono architetti. Piermario Larghi di Olgiate Comasco, collezionista di libri, in particolare di libri di storia e di fumetti e annoiato di occuparsi soltanto di edilizia residenziale, si incontra abitualmente con l’amico Silvano Bricola, pittore, laureato all’Accademia di Belle Arti di Brera e insegnante di progettazione e decorazione pittorica all’Istituto d’Arte Fausto Melotti di Cantù. Insieme, un sabato di dicembre, telefonano a Alfredo Taroni, secondo architetto del gruppo e amico di Silvano, per proporgli di collaborare a produrre tirature limitate di un non ancora ben chiaro progetto editoriale. Alfredo Taroni, laureato a Milano, poi assistente di Mario Fosso, docente del corso di progettazione, dopo avere faticosamente praticato per qualche anno il mestiere di architetto, aveva ripreso a coltivare un’antica passione, quella per la litografia, la cui arte aveva imparato al liceo artistico di Varese sotto la guida di un maestro urbinate e in seguito praticato nel laboratorio di Egiziano Piersantini.

Da questa congerie di circostanze e incontri, dal groviglio di più o meno inconsapevoli e nebulose insoddisfazioni professionali accese dalla volontà di muoversi in modo più agile e autonomo nell’area delle attività artistiche, nasce Lythos, nell’agitata area della periferia comasca, con la collana Parole & Segni, di libri di poesia o racconti brevi legati, come dice il nome della collana, all’intervento di un artista. Tra il 1989 e il 1994 i tre amici, senza sede fissa, lavorano tra lo studio di Silvano e un “microspazio lungo e stretto come un corridoio” dentro una casa medioevale di Via Adamo del Pero a Como, con torchi vecchi di fine settecento. Producono all’inizio soprattutto cartelle di grafica legate a temi di speciali ricorrenze, come il seicentesimo anniversario della costruzione del duomo, piuttosto che il novecentesino anniversario della costruzione di S. Abbbondio a Como. Piermario Larghi, il più socialmente attivo, organizzatore manager dei tre procura contatti, finanziamenti, entusiasmo. Poi nel 1994 la svolta. Affittano uno studio a Breccia e iniziano a lavorare con i poeti. Collaboreranno tra gli altri con Andrea Zanzotto, Edoardo Sanguineti, Giampiero Neri, Mario Luzi, Reiner Kunze. Verso la fine del 1997, ulteriore impulso all’attività editoriale è dato dal ritorno di fiamma in Taroni per la mai del tutto dimenticata architettura che gli fa proporre agli amici, subito consenzienti, di dare il via a una collana di libri vicini all’argomento, per la quale sui due piedi, decidono di tentare un consulto con Ettore Sottsass.

Sottsass ricorda il primo incontro nel suo studio a Milano con Alfredo e Piermario e si autocommenta dicendo che da fanatico come è per la carta stampata, non ha potuto lasciare cadere nel vuoto l’occasione dell’incontro con un editore/litografo bravo oltre che disposto a stampare edizioni speciali riguardo al tema dell’architettura. Il giorno dopo pare avesse già preparato un piccolissimo menabò di 3x5 cm., con accenni di schizzi e disegni di quello che sarebbe diventato il primo volume della nuova collana. Si chiamava “Epifanie brevi”, uscito nel 1998. Nello stesso anno, a fianco della collana di architettura ma a nostro parere dentro lo stesso umore emotivo-mentale, era anche uscito, per festeggiarne il centenario della nascita, “Mario Radice 1939-1944”, un libro con disegni e scritti inediti dell’artista comasco, curato da me (sua figlia) e da Sottsass, che ne ha scritto la postfazione. Il secondo libro della collana di architettura, ancora firmato Sottsass, preparato nel 1998 e uscito nel 1999, si intitola “Trattato di Architettura” ed è affiancato da quattro litografie di grande formato, 50x70 cm. sempre sul medesimo tema. Si chiamano: Fabbrica di mine antiuomo; Casa mediterranea non finita per mancanza; Progetto della mia casa in Algeria; Progetto di una casa molto lunga dipinta in colore giallo uovo. Tutto andava a meraviglia, i progetti si accavallavano ma altre cose, anche drammatiche, stavano capitando, altre ancora erano nell’aria. Il primo gennaio 1999 muore sul colpo a quarantanove anni l’amico Piermario Larghi lasciando tutti, come appropriatamente si dice, nella più nera costernazione oltre che di fronte a numerose, quotidiane difficoltà. Eppure il progetto doveva continuare e proprio in quel periodo, tra incontri di lavoro in casa o studio e incontri in trattoria a Milano o sul lago, comincia a nascere il disegno dei libri a venire. Sottsass aveva sempre avuto in mente di aprire ad altre collaborazioni e come dice “proporre qualche cosa di più esotico”. Sottsass pensava a “una collana di architetti-artisti o artisti-architetti che rappresentassero aspetti della cultura contemporanea normalmente non documentati, intuizioni che andassero oltre il conosciuto lavoro”…”dato anche - aggiunge- che la litografia è di per sé un mezzo di qualità speciale.” Tra il 1999 e il 2005 escono con difficoltà ma buona regolarità, gli altri libri della collana: oltre a Trattato di Architettura, Il Chioso di Michele De Lucchi; Barbablu di Andrea Branzi (appunti e disegni per la scenografia del balletto di Bela Bartok) e poi il bellissimo Eroè di Enzo Cucchi; Macchina-Salomè di Roberto Baldazzini con testi di Nanni Balestrini e il grande Libro Libero Litografico di Mimmo Paladino. A fianco, in formato leggermente diverso, uguale a quello del libro per il centenario di Radice, sono usciti anche due libri con traduzioni dal sanscrito fatte dalla sottoscritta: una traduzione della Kena upanishad, in collaborazione con Paola Rossi, con testo originale a fronte “disegnato a mano” da Sottsass come “opera devozionale” e Veda Inni, piccola antologia di testi da Rgveda e Atharvaveda, con disegni di Sottsass.

Era quello l’umore culturale dei tempi, l’ambito nel quale ci si muoveva. Quelli gli amici vicini o lontani, curiosi e contenti di partecipare, quelli gli argomenti che andavano affiorando nei pensieri e nei discorsi. Sottsass commenta ancora: “Si gira dentro la cultura interessante del tempo ma con interessi “fuori” anche del tempo oltre che delle cose. Tutto quello che è stato fatto e pensato prevede osservazioni non soltanto grafiche ma che riguardano argomenti come la politica, l’onnipresente mistero dell’esistenza, una visione poetica dell’architettura-disegno della vita, la vicinanza e i suggerimenti delle culture orientali".


Una forma, insomma, di concatenato aggiornamento culturale, reti di tentacoli insight nella coscienza cosmica che è di tutti e tutti i tempi.

Barbara Radice (Maggio 2006)

"Atélier Lythos, litografie e libri d’arte"